Visita il nostro sito web in Italiano     Visits our web site in English     Visite notre site web en Français     Visita nuestro web site en Español                 

Chi avesse avuto la fortuna di trovarsi a passeggiare per le strade di Vienna alla fine del 19° secolo e avesse respirato quell’aria elegante e pregnante di cultura che contraddistingueva l’Impero Austriaco, probabilmente avrebbe finito per incontrare Karl Schlechter, uno dei tanti intellettuali che felicemente vi si aggiravano.
La chiamavano Belle Époque , e nella città di Hadyn , di Mozart, e di Klimt, dovette esserlo veramente, specie se si pensa alle attività culturali e alle manifestazioni che vi venivano promosse annualmente.
Rappresentazioni teatrali, concerti e mostre, la rendevano un’isola felice, unica nel suo genere.
Fu in questa atmosfera quasi surreale che anche gli scacchi vissero il loro momento magico, evolvendosi tanto rapidamente da essere assimilati ad una forma d’arte. E questo grazie soprattutto ai campioni di quel tempo; studiosi, professionisti, artisti che incarnavano il fior fiore dell’intelligentia mitteleuropea: Lasker, Rubinstein, Speelmann, Janovski e naturalmente… Schlechter.
Karl Schlechter fu il tipico rappresentante di quel mondo. Colto, raffinato, gentiluomo era un brillante conversatore che amava trattare una grande varietà di argomenti. La sua bonomia e la sua gentilezza erano riconosciute da tutti come tratti caratteristici del suo carattere. Scacchista geniale ed originale, generoso e profondamente leale era sempre pronto ad offrire la patta ai suoi avversari, specie se questi ultimi mostravano segni di insofferenza per la stanchezza o per la cattiva forma.
Un esempio per tutti fu l’episodio verificatosi al torneo dei Grandi Maestri ad Ostenda nel 1907. Nella partita decisiva contro Tarrasch, all’ultimo turno, in posizione superiore, accortosi che il suo avversario fu preda di dolori biliari, gli offrì di interrompere la partita offrendogli il pareggio. Tarrasch stupito ovviamente accettò, aggiudicandosi così il primo premio con mezzo punto di vantaggio proprio su Schlechter, che invece dovette accontentarsi del secondo posto.
In un’altra occasione il suo avversario giunse con dieci minuti di ritardo al tavolo da gioco e Schlechter per non partire avvantaggiato sottrasse, con discrezione, un uguale tempo dal suo orologio.
Cose di altri tempi si direbbe, cose che gli scacchisti odierni probabilmente non si sognerebbero neppure di pensare. Ma quelli erano tempi d’oro, tempi in cui non si pensava solo al risultato o al vile denaro, bensì soprattutto alla bellezza estetica degli scacchi e alla spirito nobile che sottendono.
Affacciatosi sulla scena internazionale nel 1893, a diciannove anni, Schlechter disputò oltre cinquanta tornei di scacchi, vincendone una dozzina e classificandosi nei primi posti in quasi tutti gli altri. Il suo stile, pressoché unico, può considerarsi per certi aspetti persino moderno.
Assicuratosi lo sviluppo armonioso di tutti i pezzi,così come un pittore tratta le sue linee, incrementava con un raffinato gioco posizionale sempre più il suo vantaggio e infine trovato il punto debole nella posizione avversaria, organizzava l’attacco frontale, coinvolgendo non un solo settore, bensì tutta la scacchiera. Essendo sostanzialmente una persona mite e modesta, Schlechter era pronto a far patta rapidamente, senza impegnare le sue qualità superiori; ma se l’avversario, intenzionato a vincere, lo attaccava severamente, ponendogli problemi concreti da risolvere, allora si trasformava completamente, tirava fuori la sua genialità e diventava irresistibile, distruggendo la posizione dell’avversario in poche mosse.
Nel 1910 fu chiaro per tutti che non si poteva più procrastinare un suo match per il titolo mondiale contro Lasker e così preparatosi all’evento ebbe la sua chance. Ma Schlechter era gravato da un ostacolo insormontabile, un handicap che si portò addosso per tutta la vita: era semplicemente sfortunato. Persino nella radice tedesca del suo nome è contenuta l’essenza di questa sua negatività, in quanto schlech significa “cattivo” “sfortunato”.
Accettando l’ingiusta regola imposta dal detentore del titolo di considerasi vincitore del match con ben due punti di scarto in sole dieci partite, pose di fatto una seria ipoteca sull’esito dell’incontro. A quel tempo, battere Lasker anche per una sola partita di scarto era considerata un’impresa molto ardua; pensare ad una differenza addirittura di due partite…quasi impossibile! Eppure Schlechter andò molto vicino al suo obiettivo. Sconfiggendo Lasker al terzo incontro e mantenendosi imbattuto fino alla nona partita, gli bastava vincere l’ultimo incontro per coronare il suo sogno. In realtà gli sarebbe bastato un pareggio e pur non vincendo il titolo, secondo gli accordi stipulati, sarebbe rimasto agli occhi del mondo scacchistico come il vero campione.
Ma questa semplice considerazione purtroppo non sfiorò neppure minimamente Schlechter che invece, pur di rispettare il protocollo, forzò l’ultima partita in posizione leggermente superiore e finì…col perdere. Il match pertanto si concluse in parità e Schlechter che aveva fatto tremare Lasker, venne presto dimenticato. Solo e abbandonato da tutti si ritrovò a vagare per l’Europa dell’est, sconvolta dalla Prima guerra mondiale e non avendo più nulla di cui nutrirsi morì di fame a Berlino due giorni dopo il Natale del 1918. Aveva solo quarantaquattro anni.
Così si concluse la vita di una delle più fervide menti della storia scacchistica europea. Mente acuta e geniale i cui contributi alla teoria degli scacchi solo notevoli. Nella teoria delle aperture e nel trattamento di alcuni finali, Schlechter ha lasciato un orma indelebile. Molte sue idee e molti suoi sistemi sono attuali persino oggi e non sono pochi i Grandi Maestri che prendono spunto da alcune sue intuizioni. Gli scacchi sono un’attività mentale molto complessa, Alexander Alekhine diceva che “sono una cosa misteriosa”…Schlechter aveva infranto quel mistero e lo dominava come pochi sanno farlo ancora oggi. Il suo cadavere, senza neanche un funerale, non ritornò mai in patria e neppure la sua tomba si sa con certezza dove sia; egli come molti geni semplicemente scomparve nel nulla. Da quel nulla è iniziata la sua storia.
E la sua storia diventò leggenda…
© Centro Culturale Europeo Srl 2012 - P.Iva: 05326250825 - Powered by Fp-Web di Fabio Pellerito